Vino da tavola 9

Cap. 9

La pipa era bella ma fumare non mi dava nessun piacere, sentivo cattivi sapori e bruciori in bocca , proprio non capivo cosa gli uomini ci trovassero di desiderabile in quel gesto! Eppure era un distintivo che affermava che eri divenuto grande. Per fortuna che non avevo questo desiderio ed anche Giò era più interessato a costruire arnesi di caccia che fumare!

La pipa che comunque aveva ormai preso un odore di sigaretta bruciata, la portai a casa e così senza riflettere la feci vedere a mio padre. Forse il fatto che non avrei cercato di rifumare mi aveva reso “incolpevole” di avere fumato per una volta con quella pipa.

Mio padre non disse nulla, prese una sigaretta , la mise nel fornello e l’accese. Fece delle tirate e disse : “Tira bene”. Pensavo che iniziasse un sermone, invece me la ridiede e finì tutto lì. La pipa la nascosi e rimase un oggetto dimenticato.

Giò ,finita l’estate, doveva riprendere a frequentare la 2 media anche se aveva 14 anni; allora si iniziava al primo di ottobre e già a settembre le vacanze erano un ricordo. Il clima più fresco, qualche pioggia e il conteggio dei giorni che mancavano al rientro, determinavano un calo di spensieratezza.

Ormai di sera non si usciva più intorno alla piazza e chi da altre Regioni (sopratutto da Roma) era venuto nel paese a passare le vacanze dai nonni, se ne era ripartito.

Quegli amici stagionali non erano molto ben visti da noi autoctoni, in quanto venendo da città grandi, si davano troppe arie, magari i loro genitori viaggiavano su auto di certe dimensioni che nel nostro immaginario erano il metro di un maggior costo e di ricchezza da parte loro.

Io a settembre ero sempre in cartoleria a vedere se erano arrivati i nuovi libri. Venivano accatastati in terra secondo le materie e le classi e mi sembravano quasi un regalo, sentendo il profumo della carta appena stampata e vedendoli così lucidi e intatti. Libri che poi entro Natale sarebbero diventati più nemici che amici ma rappresentavano una novità.

Giò però non lo vedevo in questi luoghi, aveva qualche libro, di solito il passaggio dai fratelli più grandi e sempre mal ridotto, ma non li aveva tutti. Mai visto che portasse il libro di Religione che in effetti poi non si leggeva mai! Però iniziammo il primo di ottobre senza che lui ci fosse, assente. Siccome durante l’anno di assenze ne faceva a josa, nessuno aveva dato peso a quel fatto, però lasciai libero il suo posto vicino a me, tanto di concorrenza non ce n’era anche se andavo d’accordo con tutti. Ma l’amicizia era un’altra cosa.

PS.

Vi sarei grato di un breve commento sull’intero racconto che mi/ci ha accompagnato per quasi 2 mesi.

Questa casa

Sto scrivendo un racconto dal titolo “Vino da tavola” e siamo quasi alla fine. Oltre le mie 2 fans Laura ed Eleonora forse a qualcuno è piaciuto e mi farebbe piacere un giudizio anche molto negativo (non sono uno scrittore anche se mi piacerebbe). La foto di questa casa è di ieri , ci sono passato e sono 54 anni che non vi entro e non ci entrerò più. Per chi ha seguito i precedenti capitoli può immaginare cosa vuol dire fotografarla. Grazie

Vino da tavola 8

Cap 8

Ero fiero di aver colpito anche se le lucertole non mi davano fastidio , avevo solo paura dei ramarri che mi sembravano animali preistorici. Oggi ho 2 lucertole nel mio giardino e da poco è nata una lucertolina di pochi centimetri! Ma essendo un pò imbranato sulle azioni prettamente maschili , ero soddisfatto. Certo Giò viveva alla giornata, veniva a scuola con varie assenze e io gli portavo i compiti e spesso li facevo io visto che si stancava presto e poi era rimasto molto indietro. Ma andavo sempre a casa sua, con gli altri fratelli che entravano, uscivano e giravano nell’unica stanza adibita a cucina, lavoro e relazioni.

Oggi rifletto se quel andare solo a casa sua non fosse stato una specie di differenziazione di classe. Non ero ricco ma abitavo in un grande appartamento con pitture ottocentesche ai soffitti e nessun compagno era mai venuto.

Ma la merenda non mancava, pane e cioccolata che era dentro la carta , simile a quella che oggi servono per gli affettati. Non era morbida ma si tagliava con il coltello e poi si spalmava anche se non era cremosa. A casa mia mangiavo le merendine, il pane era considerato cibo per il pranzo o la cena, ma a casa di Giò era tutto buono e poi stavamo in compagnia!

Certo Giò sapeva tanto più di me sul sesso, sui vizi, su cosa facevano i ragazzi più grandi. Ma non era interessato a questo, a lui piaceva stare all’aria aperta, a gironzolare, a raccogliere ciò che altri, con non curanza, buttavano via.

Infatti spesso andava sotto il ponte , frequentato anche da grossi topi e vi trovava mozziconi di sigarette più o meno lunghi. Fumare era il salto, la sfida , la distinzione fra ragazzo e uomo e allora anche ricevere lo sguardo femminile.

Mi disse se volevo imparare a fumare, mio padre fumava, ma aveva detto che prima dei 18 anni me lo avrebbe impedito.

Giò allora mi disse che poteva farmi una piccola pipa con le canne di bambù e mettendoci poi sopra un mozzicone potevo fare qualche tirata.

Avere una pipa! Pensavo che l’avrei nascosta e se la volevo usare sarei andato con lui alla ricerca dei mozziconi e poi via sotto il ponte.

Costruì una mini pipa e raccolse un mozzicone più lungo del solito, me lo infilò ben bene sul fondo del fornello e l’accese. Tira su svelto, mi disse, e io per non deluderlo, tirai con una certa forza. La sigaretta cominciò a bruciare e la mia bocca sentì fumo e un sapore acre. Una piccola tosse e una delusione mi colse, che cattivo sapore altro che una caramella!

Lui mi guardava , un po’ sorrideva, ma dovevo riprovare , non ero una femminuccia. La seconda volta andò meglio ma il sapore era quello! Chissà perché gli uomini ci tenevano così tanto a fumare!

Vino da tavola 7

Cap. 7

Giò non correva molto e aveva una caratteristica che mi aveva sorpreso, pur non avendo nessuna paura delle bisce, dei ramarri che avevo grazie a lui imparato a riconoscere, a volte si graffiava e la ferita prima di rimarginarsi si prendeva del tempo, superiore al mio.

A quei tempi cacciare faceva parte della funzione del maschio, molti uomini anche senza avere un cane da caccia (allora c’erano Setter e Pointer e qualche Bracco) ai primi di settembre costruivano dei capanni con rami e canne di Bambù, dopo aver ripulito uno spiazzale dalle erbe selvatiche ed in questo modo i nascondigli si erano mimetizzati come se fossero un mucchio di rami e foglie.

I cacciatori partivano da casa verso le 4 del mattino con indosso munizioni che avevano fatto nel mese di agosto nelle case, aiutati dai figli, dopo aver comperato pallini di piombo, cartucce, polvere da sparo e con bilancine aver misurato le proporzioni giuste per quel tipo di cartuccia, fucile e possibile preda.

Non credo che Giò avesse mai visto questo lavoro che per me era segno di essere “uomini grandi” ma se a lui avessero dato un fucile (di solito era una “doppietta”, cioè un fucile con 2 canne e 2 colpi) avrebbe sparato mentre io avrei avuto paura.

Passando nella sponda dei misteri del torrente però bisognava armarsi, per me era pura esplorazione, per lui era anche caccia. Quindi trovava un piccolo ramo con la forma di una V, lo ritagliava con il suo cortellino e poi limando e chiedendomi di trovare delle vecchie gomme da bicicletta per completare la costruzione (dovevo pur fare qualcosa!), riusciva a crearmi una fionda. Diventavo possessore di una fionda essendo solo suo amico e spettatore.

Poi lui centrava il bersaglio spesso, io tiravo sperando di non farmi male e chiudendo gli occhi!

Mi prendeva in giro ma io ero contento perchè ero armato pure io e una volta proprio vicino a quelle lastre di cemento del torrente che ora riuscivo a saltare ma era comunque un salto con qualche patema d’animo, era presente, dall’altra sponda, una lucertola che si godeva la giornata di sole .

Avevo la fionda, Gio aveva già saltato e stava cacciando, la lucertola sembrava menefregarsi di me e avendo la fionda con in tasca dei piccoli sassi, rapidamente ne presi uno e allungai ben bene gli elastici e tirai. Colpii alla testa la lucertola che dopo 2-3 movimenti nervosi, rimase immobile e capovolta. Era morta : la mia prima e ultima preda. Ora che scrivo ho solo un ricordo (pensate quasi 60 anni fa e ho ben chiara la sequenza) ma allora la prima cosa che feci fu di dire :” Giò l’ho colpita! Ho ucciso una lucertola, vieni…..”

Photo by Francesco Ungaro on Pexels.com

Eroi….

Stamane all’ospedale per fare il prelievo del sangue alle 7.30 c’era tanta gente, forse poi volevano andare al mare, chissà. Ma gli spazi sono limitati e ben definiti ma ormai sembra che ci si dimentichi e si ha voglia di dimenticare.

Ma l’infermiera è uscita e con modi bruschi e di rabbia ha giustamente fatto rispettare le distanze facendo uscire all’aperto chi aveva appuntamenti di 1 ora dopo!!

Se la prendeva con la partita di Wembley, dei festeggiamenti, delle regole non più osservate! Una volta eravamo noi gli eroi e ora mi tocca vedere queste maree e poi che succede, dobbiamo ancora riempire gli ospedali per onorare il business del calcio! I soldi comandano…

In effetti vedere Bonucci gestire la difesa (il Ministero) è ormai una riflessione di molti uomini politici.

Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

Vino da tavola 6

Cap. 6

Il mio amico di scuola e di giochi era Giò. Capivo che non era portato per gli studi ma era molto abile nella manualità. Al contrario di me che non ero capace di piantare un chiodo e tutt’ora penso di non farcela senza combinare guai, il fatto di doversi arranciare senza un grande aiuto dei genitori e dei fratelli, gli aveva aguzzato l’ingegno.

Poi era sempre in giro, lungo il torrente, a rubare qualcosa nei campi o arrampicarsi sugli alberi se c’era dei piccoli frutti selvatici e acerbi (prugne e nei rovi le more).

Io lo seguivo, ammirato per quello che io avevo paura di fare e poi ero abituato a non sporcarmi altrimenti avrei avuto molti rimproveri e io ero abituato ad essere benvoluto e paragonato a come si doveva comportare un bravo ragazzo!

Lungo il torrente c’era poca acqua ma le due sponde erano distanti 4 metri, una distanza incolmabile(!!) senza non cadervi dentro, penso ci sia stato 1 metro o poco più di acqua stagnante. Però c’era un punto dove l’acqua scorreva più velocemente perchè faceva un’ansa e vi erano due lastre di cemento opposte e distanti circa 1 metro. Per Giò era semplice fare il salto, per me era una sfida. D’altronde l’acqua che scorreva sotto e che ogni tanto bagnava le due lastre avrebbe potuto far scivolare. Ma lui saltava e andava sull’altra sponda che rappresentava un nuovo mondo tutto da esplorare. Dovevo seguire Gio e dimostrare che non avevo paura, anche se ne avevo! Certamente se non ci fosse stato lui non avrei mai pensato di andare sull’altra sponda anche se era un luogo sconosciuto (ma a qualcuno attraversare l’ignoto dà fascino ad altri crea panico). Quindi dovevo saltare. Presi la rincorsa e feci un salto spropositato rispetto alla distanza che dovevo superare e mi ritrovai quasi tra i rovi! Ma l’avventura poteva avere inizio!

Immaginate: un torrente con poca acqua quanta diversità potesse avere nelle due sponde ma ……era comunque una conquista!

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